Soliloquio
Alboraletti Enrica
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vuoto
il silenzio del tempo inciampa
rotola
si spegne
in burroni di storie calpestate bruciate
spente
le parole emulate in bocche aperte
mai sazie
che di coscienza celano il teschio da specchio rapito
di ragnatele tesson la paura del cuore
il giorno avvolto in matido sudario rubato a tarda stagione
pullula di voci di sguardi
di corpi dimentichi dalla mente assopita
stordita
minata
di stereotipi
il vagito sempre eguale sugge il nuovo latte
che al crescer s'appresta senza saper del vero ch' è bugia
e
il bianco che inneva la bruna chioma non paventa
rassicura l'anima
or almen di poca saggezza distingue il color di languida primavera
seppur d'autunno ancor non ode profumi e sapori
ne di meraviglia esalta l'anima alla dolcezza dei soavi colori
©
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
Commenti (1)
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Francesco Rossi1 novembre 2013
Si entra nella profonda interiorità per esprimere in versi sensazioni che lasciano al lettore ampio spazio di percezione.

