"Una cosa morta"
Stefano Drakul Canepa
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non il risveglio
ma labbra screpolate
dal nero vento (D)
Sempre che non sia una lunga notte
ad ingannare questo cielo nero
con le tenebre mal riposte a pioggia
e le nubi a far vergogna del domani
Se non non sarà il colore degli occhi
a riflettere oscurità e false vergogne
l'alba avrà una luce nuova, gelo
a fare spazio sui primi gesti del nulla
Sempre che non siano labbra crepe
a socchiudere un vermiglio tramonto
nell'attesa di qualche parola spesa
per fare del respiro una cosa morta
Se non saranno le ciglia a pregare
le assenze ed i percorsi a tempo
e forse il vento senza vuoti sogni
a naufragare nel mare nei ricordi
O fra i fantasmi di una luna cieca.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (3)
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Tonia Fracella5 novembre 2013
Una poesia dai toni lievi ma che toccano nel profondo... creando un'atmosfera malinconica e struggente... grande impatto emotivo in questi versi intensi... sfumati con efficaci metafore. B r a v o .
Gentiana Marika5 novembre 2013
Labbra che socchiudono un vermiglio tramonto e ciglia che pregano l'assenza facendo naufragare i sogni nel mare dei ricordi ... una carezza questi versi. Piaciuta molto!
Rita Stanzione6 novembre 2013
Un vermiglio che si schiude appena e occhi chiusi che pregano... intensa poesia, ritmo ed eleganza nel verso



