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Dialettali 7 novembre 2013 · lettura 2 min · 2780 letture

Livorno com'era

Idalgo Visconti 294 poesie pubblicate
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E mi 'riordo di vand'ero un bimbetto e di torta ne bastava un etto Vändo la gente un ti caava perché pensava “un si sa mai”... solo perché venivi da Shangai Vändo si gioava co' la ciarbottana e un si sapeva 'o s'era na puttana Ci circondava la miseria ma la famiglia era sempre nä 'osa seria Era ve tempi di vändo la domenia s'andava ar 'cine ci garbava così tanto, che speravi un'arrivasse mai la fine era nä gioia...! sorbissi ir firme mangiando noccioline! A scola ci s'andava cor grembiule un c'era ancora ir “suvve” ed ir baule... se poi 'eri ciuo o svogliato la maestra ti bacchettava e a casa tu madre ti ribadiva co' na' mestolata Nessuno denunciava il comportamento lo scopo era datti un insegnamento far usci ir potenziale che c'avevi dentro m'hanno 'nsegnato... ora da vecchio a quella gente e son grato Era tutto un 'artro mondo e di certo, a questo non seöndo era vero ir senso d'amicizia poä pure la pigrizia La città era un gioiello senza bue, ne tranello e anche se rubavano i vaini provavano armeno un po' di vergogna se non funzionava quarche fogna. Si poteva 'uscì anche la sera un c'era ir disgraziato a fassi la pera C'era sempre l'odor der mare e le 'antine lì su fossi, profumavano di 'atrame erano vella 'osa, 'e ci distingueva era tutta un'artra atmosfera... Ora ti diano 'e c'è la grobalizzazione ma a me un mi da la stessa soddisfazione... Ïr vero livornese... dov'è è finito...? forse sparito... per la disaffezione...
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Note: *Shaingai quartiere popolare * ir baule (il baule): metafora per gli odierni smisurati e dannosissimi zainetti... *Torta: (Farinata, cecina... ottuenuta mescolando acqua, olio e farina di ceci e messa a cuocere in forni a legna) *Mestolata: Mestolo da cucina (in legno), mestolata, vecchio metodo per riprendere all'ordine i figli svogliati e disobbedienti vergandolo sulle natiche... (nota: metodo mai risultato letale...) *Vaini: Soldi Ciarbottana: cerbottana (gioco in uso con le quali venivano sparate cannucce ci carta)

L'autore
Idalgo Visconti

“L’universo é mutamento: la nostra vita é come la creano i nostri pensieri.” “Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.”

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Commenti (5)

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Ho letto con piacere questa poesia comprendendola tutta perché ho studiato a Firenze e v'è quasi sovrapposizione fra il tuo livornese e il fiorentino stretto. mi sono immedesimata tra i tuoi ricordi d'infanzia che valgono per tutti quelli più o meno della nostra età senza distinzione di luogo di nascita. Un desiderio profondo di ritrovare gli antichi valori che condivido pienamente

Enrico Baiocchi7 novembre 2013

Tempi che scorrono nella nostalgia dei ricordi, povere cose che davano felicità, valori tramandati e compresi forse solo ora che gli anni pesano molto più di quei libri legati con una cinta o un elastico. Il vernacolo contribuisce a sottolineare il tono scanzonatorio ma profondo che l'autore trasmette in questa lirica. Sì, mi è molto piaciuta e l'ho molto condivisa.

carla composto7 novembre 2013

bella descrizione di una interessante citta se non sbaglio la città dei questtro mori... un tornare indietro sorridendo in bellissimi ricordi...

AlexMen7 novembre 2013

Finalmente una poesia con l'anima, con le radici di un uomo, con la sua storia, le Ruf emozioni, la sua città. Spesso i testi che leggi su questo sito sembrano essere scritti da un branco di automi che pare vivere in nafTALina . F bello poter invece leggere stracci della vita di un altro autore. Complimenti . Anche se sono pisano.!

Fiammetta Campione9 novembre 2013

mi piace molto lo spirito scanzonato di questi versi che però cela un sincero rimpianto per la semplicità della vita di una volta, quando si giocava alla cerbottana in mezzo alla strada e i rapporti erano forse più sinceri...