La morte mi ha parlato della luna
Hariseldom
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Sotto l'albero dei rami rugosi
stava la morte
in abito nero
appena sotto al ginocchio
lo sguardo su di me
un fazzoletto sui capelli.
Dolce era il suo sorriso
come quello di un amore
che osserva sul fiume
lo scorrere lento della corrente.
Luna piena nel cielo
luna che sbirciava il suo seno
mentre lei mi chiese
una tazza di cioccolato.
Mi parlò della luna
della sua casa segreta
tra una buca e quattro sassi
poggiati sul disegno di una stella.
La sua mano su di me
scivolava
come rugiada
su stelo al mattino.
Ed io la bevevo
come calabrone
beve acqua del cielo
di cristalli di luce.
E divenne ogni donna
che nella vita ho amato
o creduto di amare
e il mio desiderio
si è fatto lava di vulcano
e bruciando si è solidificato.
La morte non si è scomposta
e mi ha chiesto d'esser suo sposo
ma nessun amore è mai resuscitato
da lacrima lasciata.
A noi si è avvicinata una gazzella
e dalle sue mani ha preso una stella
la sua veste gettata a terra
il suo corpo nudo
era la luna
e la luna era la morte.
Un dito nella cioccolata
per dipingere il suo naso
morte, che ama la morte
vita che ama la vita
tutto questo è solo illusione.
Ho tolto il fazzoletto dai suoi capelli
e con la mano l'ho spettinata
di luna, di luna
fatata
la morte ha ora
il mio odore nella sua bocca.
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Hariseldom
Commenti (2)
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nemesiel19 novembre 2013
Poesia che non lascia indifferente il lettore che vede coniugate con maestria l'eleganza dei versi, l'originale bellezza delle immagini alla dolorosa, feroce sensazione della finitezza dell'esistenza... fino alla chiusa che ha, in qualche modo, il sapore della vittoria della vita sulla morte stessa.
Stefano Drakul Canepa19 novembre 2013
mi è piaciuta molto questa favola nera, avvincente dall'inizio alla fine, originale, tessuta come una ballata medievale. Grande


