"Il veleno dei vespri"
Stefano Drakul Canepa
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bevo veleno
per soffiare via il cuore
e forse l'alba (D)
Me ne andavo sempre al mattino
e se la luce chiudeva il cuore
tremavo oscurità e pallide nuvole
fatte per danzare al primo sole
Il giorno era una promessa uccisa
e nessuna danza poteva soffiare
venti di ricordo disceso in volo.
La notte non aveva lune da rubare
Mi nascondevo fra le mura nere
in attesa di una nostalgia malata
e di quei piccoli segreti ignoti
che rendevano terra al mio dolore
La sera era un velo di incertezza,
brezza colorata sui tramonti d'oro
che disegnavano le ombre fragili
evaporate con il veleno dei vespri
L'inverno cullava solo i fiori neri,
Petali di tenebra da morire a sera.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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Tonia Fracella29 novembre 2013
Un passaggio di riflessi che va dalla notte all'alba ma con la preferenza di restare nello spazio scuro, quasi un senso di protezione in quelle mura nere... e si attende lì perché tutto il resto appare come un incertezza. Mentre il vento dell'inverno accarezza petali di tenebre. Una poesia di grande impatto... In un ritmo intenso velato dai toni scuri.

