Il vetro fatato
Lady Hawke
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Ofelia viveva in una buia grotta,
nel cuore della foresta dei venti,
perché un giorno perse la rotta
in una spirale di sentimenti.
Un vetro magico la proteggeva,
isolandola dal mondo esterno;
al sole e al gelo quello resisteva,
era lì d'estate come d'inverno.
Accadde però, che una notte
un Principe giunse nella foresta.
Era diretto a una festa, ma si perse
sulla scia di un riflesso d'argento.
Al galoppo del suo nero destriero,
si inoltrò in un sentiero incantato
sperando di trovare un tesoro nascosto,
in quel luogo incontaminato.
Ma non trovò alcuna fortuna
quando infine giunse alla grotta,
bensì una donna in un buio anfratto
che splendeva più della Luna.
Un abito bianco, come cometa
le cadeva sulle pelle di seta,
emanando bagliori d’argento,
in quel luogo solitario e spento
- triste sipario ch'oscurava le stelle
e ogni altro lume del firmamento.
Una lunga cascata di fiori i capelli,
chioma ribelle posta a cornice
d'un volto ch'era la risposta terrena
ai sogni più angelici e belli...
Il cavaliere era ipnotizzato:
il Paradiso si era rivelato,
in quel luogo dimenticato...
Era così bello - da mozzare il fiato.
Ofelia lo osservava con timore
senza l’ombra di un sorriso,
mentre un vivido pudore
le imporporava il viso...
ll cavaliere le domandò chi fosse.
La bocca vermiglia si mosse,
un palpito corse sulle labbra rosse,
ma non si udì alcun suono,
oltre al frastuono del loro cuore...
E fu sincronia d'un battito,
perfetta armonia d'amore,
scintilla fugace
- un attimo -
preludio d'eterna unione...
Egli provò in quell'istante
un desiderio irresistibile di liberarla
per stringerla a sé seduta stante
e da quella prigione salvarla...
Si avventò prima con la spada,
poi con un'ascia, ma il vetro
che pareva un fragile velo
perché non si infrangeva?
In quel momento, come per magia,
un folletto comparve sulla via,
e in un balletto recitò questa poesia:
“La bella fanciulla fu qui imprigionata
un giorno di maggio da mano fatata.
Il vetro non cela la sua pura bellezza,
ma sempre la priva di quella dolcezza
che così facilmente potrebbe avere
e che la folle continua a temere!
La fata in guardia la mise un giorno:
- “E’ bello l’amore, guardati intorno!”
Ma ella aveva una spina nel cuore,
che la causava un grande dolore...
La fata le disse “Soffri tu ora
ma ahimè soffrirai di più ancora
quando l’amore da qui passerà
e mai tra le braccia ti stringerà”.
Il Principe ascoltò attentamente,
sperando in una rivelazione
che spezzasse la maledizione,
ma scoprì infine di essere impotente.
Non per il volere di una strega ella soffriva
ma per un folle desiderio di
difendersi dall’amore,
e più lui si avvicinava con passione,
più lei indietreggiava, schiva...
Egli posò le labbra ardenti sul vetro
crudele, senza causar mutamenti
e tetro nel volto, si allontanò a galoppo...
La bella Ofelia, rimasta sola,
vacillava...
Con passo incerto, si avvicinò al vetro
e posò le labbra dove il Principe
aveva lasciato quel bacio
da tanto tempo bramato...
In un lampo, il suo passato
così vuoto, così sbagliato,
le offuscò i sensi e la Ragione
e fu la vittoria dell'Emozione.
Sentì qualcosa spezzarsi nel petto
perse le forze, cadde a terra di getto.
Così insopportabile divenne il rimpianto
che il suo piccolo cuore, infine, fu infranto.
Mille frammenti di vetro caddero
disperdendosi ai suoi piedi...
L’incantesimo era spezzato,
ma ormai il Principe se n'era andato...
Le sembrò che il mondo intero
l’avesse dimenticata,
abbandonandola al suo destino
di vecchia bambola, o misero burattino...
Sarebbe rimasta così in eterno,
- la novella sposa del Dolore -
quando l'indomita voce dell'Amore
la chiamò, salvandola dall’Inferno:
“Alzati, lui non ti ha mai dimenticata.
Ora che l’antica magia è spezzata,
corri presto tra le sue forti braccia,
così il Dolore perderà ogni traccia
della fanciulla che ama sì tanto
da tramutarne la Gioia in pianto.”
Ofelia, così rinata alla Vita,
non visse più da triste eremita.
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