Ed era una barca
Era una piccola barca
quella di “donn’Arturu”…
Tutte le sere,
prima del tramonto,
lui,
tutto da solo,
la calava nell’acqua
che in quell’angolo della rada
era cheta.
Poi,
messe sopra le reti
e i “cannistri”,
saliva scavalcando la fiancata
e,
con pochi colpi di remi,
lenti ma possenti,
s’allontanava verso il largo.
Da dietro al faro
faceva capolino
al mattino
quel suo guscio di noce,
divenendo sempre più grande.
Era come un rituale,
da tanti anni ormai.
Ora,
dopo l’ultima tempesta,
non c’è più…
non è più tornato
a quella rada a lui tanto cara
che lo vedeva ogni mane
stanco ed affaticato
ma sorridente e soddisfatto.
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Commenti (1)
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Simona Scudeller4 maggio 2007
”Il vechio e il mare” a quel libro mi hai riportato...

