La misera capanna
Peppe Cassese
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Nella misera capanna
c’era un topo alto una spanna
una mucca un po’ ignorante
ed un ciuco pensionante
che ragliava a più non posso
per un callo troppo grosso.
Era sera ed era tardi
e lontano dagli sguardi
chi ti entra in quell’anfratto?
Un omino mezzo sfatto
e una donna col pancione
che si appoggia ad un cantone.
Freddolosa la nottata
si stendeva imbacuccata
quando un pianto all’improvviso
la scaldò con un sorriso:
proprio là sopra quel fieno
nacque un bimbo in un baleno.
Non vi conto poi l’arcano...
Si levò un tal baccano
che quel posto desolato
brutto nero e sgarrupato
in pochi attimi cambiò
e di gente si affollò.
Bimbi angeli pastori
ragazzini e pescatori
re soldati ed ambulanti
canti e voci di mercanti
cani gatti e pecorelle
sei corrieri e due zitelle.
E non spiego tutto il resto...
Quel tugurio brutto e mesto
si era tanto trasformato
che un fanciullo abbandonato
sopra un albero appostato
ad un vecchio lì arrivato
gridò forte: “ Ehi... tu... laggiù
mica è nato il buon Gesù? ”
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