Piccola e fragile

Sei il volto dell’istante
quando mi spoglia del tacere
questa frenesia d’averti
è il peccato fatto pane
il suono della tua voce
come un eco lontano
che mordo
con le fauci
di un desiderio che m’affama i sensi
e mi sei sorgente
per dissetarmi i contorni secchi delle labbra
scuotendomi la pelle
fino a giungermi
come fiume di sapore
che mi annacqua la ragione
mi è brace fra le dita
il tuo esile
corpo di stoffa
quando tratteggio
il tuo nome sui miei palmi
quando la mia lingua
vorrebbe
come cuscino le tue ciglia
è un avvezzo
che ti scivola addosso il mio pensiero
mentre corre veloce l’orologio
con le sue lancette ferme
mosse nel buio dal silenzio.
©
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L'autore
Turan
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