Elettroshock di gomma
Ho crocifisso la mia carcassa nuda
Gelo di velluto s’insinua tra me e un seno-polmone casto
Non è più ora d’alchimie di legno e gnostiche illuminazioni
Ma è tempo dell’inaudito cieco volontario
Rifletto il mio vero sguardo verso l’allucinato universo intero senza io
Assopita nebbia agonizzante mistifica l’ultima goccia di sangue urlante
Le grida della terra, freddo pianeta di fuliggine,
Liberatrice miseria morale
Sono l’incarnazione delle umili gioie schiacciate dalle salvezze mancate
Uomo di sale raro che sfugge ai drammatici maestri carismatici
Davanti ai crudeli e sensuali occhi della ritmica musica fatale
Non vedrai mai la malinconia di queste facce di fango
Deriso dalla folla ti risveglierai sorpreso e atterrito lontano dalla mia memoria
Infinita linea della sterminata folle fantasia
Annuvola in comunicazione il mio cervello
virando sulla sua iridescenza del risorto io artificiale inzuppato di mortale olio-verginale
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Commenti (1)
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S
Sam5 maggio 2007
un introspezione sicuramente non delicata di te ma sicuramente profonda, la poesia mi è piciuta molto, soprattutto l'incipit. Ho crocifisso la mia carcassa nuda molto d'effetto e soprattutto preludio di una poesia che si legge scorrevolmente e da cui non puoi staccarti fino alla fine