Scarpe rosso fuoco
Saverio Chiti
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Non sono in vena di piaceri
stasera resterò da sola a riflettere su cosa è giusto...
Salendo le scale, oggi ho perduto le mie scarpe rosse
è stato un trauma...
non riuscivo a capire, a comprendere il perché
poi, ti ho visto
rannicchiata su di un gradino che tremavi di paura.
Mi sono avvicinata e ti ho teso la mano
tu sussultavi ancora...
a niente son servite le mie parole nel rassicurarti
mi hai osservato con occhi feriti
e hai cercato con lo sguardo le mie scarpe
quelle belle, rosse come il fuoco
quelle che indossavo, e ora perduto...
Ho capito, sai, cosa era successo...
mi è bastato un attimo e nel cuore
nell’intimo, ho sentito il tuo grido
muto, acuto, di dolore
e i tuoi occhi...
grandi occhi a scrutare il vuoto in me
anche io ho alzato gli occhi al cielo, cercando Dio...
forse aveva distolto la vista
da quella povera vittima
o era occupato a controllare misfatti altrove,
forse...
o meglio ancora, non esiste dio per giustificare
questo calvario quotidiano
Mi son sentita persa
ferita dal tuo sguardo
che mi attraversava l’anima...
Adesso, mi son detta, cosa posso fare?
Indecisa ho affrettato il passo
e ti ho cinto a me
avvolgendoti fra le mie braccia
cercando di rassicurarti...
È tutto finito, vedrai non tornerà
mai più!
Anche i più stolti comprendono di aver fatto
il passo troppo lungo
anche i più vili, afferrano che non ci sarà scampo
per chi come loro
fuggono dall’amore...
No tesoro mio
non è, non era affetto
ma possesso oltre ogni limite
e oltre ogni rassegnazione...
Adesso verrai con me, troveremo Dio
affinché veda...
Ora non devi più temere uomo
perché io, veglierò su di te...
vieni figlia cara, raccogli le mie scarpe
sì, quelle rosso fuoco
le porteremo con noi, dove non esiste
limite alla ragione.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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