è ormai notte
Saverio Chiti
2048 poesie pubblicate
+ Segui

Ancora il tempo non si rimette
nevica a frotte e il ciel si taglia a fette
il bimbo intirizzito
sta alla finestra al freddo, tutto impettito
aspetta il babbo rientrare
lui sa, che in dono si vedrà portare
quel bel gioco tanto atteso.
Il tempo passa e anche il camino acceso
si sta spengendo nell’ambiente
- quando arriva, il babbo- chiede il bimbo insistente -
- è passato tutto il pomeriggio e di lui, non si sa più niente! –
Risponde la mamma preoccupata per l’incedere del buio, oramai imminente
poi, i fari che si avvicinano su per la via
e di gioia s’illuminano gli occhi del piccolo
comprendendo che presto vedrà il suo dono, tuttavia
non è tranquillo, ha appena visto il babbo scendere dall’autoveicolo
a mani vuote...
Dentro di sé avverte una sensazione sconsolata
e in cristalline lacrime, tutto si ripercuote
sarà forse una festa crucciata
dall’essenza di un regalo, la mia sorpresa...
Si apre la porta, entra il babbo dopo tanta attesa
incontra gli occhi del figlio
cercando di capire nel momento, il piglio
del suo sguardo...
- Sai Francesco, quel che volevi non ho trovato
o meglio, avevo il tuo gioco, ma poi ho fatto un accordo
con un babbo preoccupato...
lui non poteva concedere al suo bimbo un dono
poiché da qualche tempo è disoccupato e i soldi non aveva, ti chiedo perdono
figlio mio, ma non potevo rimanere indifferente
a lui ho detto che in fondo, a noi, a te, non mancava niente
e gli ho regalato il tuo videogioco, con pile annesse!
Il cuor mio era assai felice e speravo che anche il tuo fosse
fiero di tale gesto...
riconosco di essere stato troppo precipitoso nell’azione
(disse il padre con sguardo mesto)
in fondo, era tuo il regalo, a te spettava la decisione –
Il bimbo si fece pensieroso, e dopo aver bene riflettuto...
- ma no, che dici...
è vero! Ho molti giochi e a questo babbo sconosciuto
posso pure donargli il mio, lui di sicuro avrà fatto sacrifici
mentre io, posso pure aspettare...
in fondo caro babbo, anche per quella famiglia, è Natale! –
Fu così che venne la sera...
e quando arrivò la notte, fuori, si scatenò la bufera
tutti infreddoliti si dettero la buonanotte
avviandosi lesti sotto le coperte.
Quando fu passata la mezzanotte
il babbo si alzò dal letto e tutto solerte
scese le scale, andando poi vicino all’albero di Natale.
In verità, lui un altro regalo per il suo piccolo l’aveva preso
desiderava però capire se in cuor suo fosse naturale
offrire ciò che più aveva atteso
a chi nell’affanno, ora viveva
e mentre all’albero si avvicinava
notò per terra una cesta piena di giocattoli che lo attendeva
erano tutti del suo bimbo, questo immaginava...
insieme ai giochi in bella vista
c’era un bigliettino scritto con stentata grafia
- caro Babbo Natale, quest’anno non voglio essere egoista
e tutti questi doni che qui vedi, ti prego sono da portar via
regalali pure a quei bambini, che niente hanno...
lo so, te conosci bene gli indirizzi e senza danno
porterai loro un po’ di conforto
io davvero, ho già molto, non posso dar torto
ai miei genitori,
semmai se posso chiederti qualcosa
vorrei trovar spazio sempre nei loro cuori
affinché la nostra vita sia sempre gioiosa -
Il babbo sentì le lacrime salire
per poi scender giù nel gioire
che il suo intendere era riuscito
il suo piccolo bimbo era già grande e adesso aveva capito
che il cuore non aveva misura, ma la bontà
ha solo una dimensione...
è immensa quando con volontà
si confronta nella condivisione.
Adesso davvero in quella famiglia era Natale...
e la notte più desiderata
era ormai arrivata...
Bimbi cari, di tutte le case, anche se vi par normale
festeggiare con i vostri genitori
pensate a chi niente ha da celebrare, a chi vive fuori dai riflettori
e di là dei meravigliosi luccichii
soppesate bene il vostro amore e donate parte di voi a chi
vive nell’ombra dell’indifferenza...
Questo farà di voi, del Natale pura essenza!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Francesco Rossi20 dicembre 2013
Ho letto questa fiaba in chiave mista a poetica e prosa, ma pur nei brevissimi tratti descrittivi e l'autore data la complessità della forma scritta non poteva fare altrimenti rende piacevolissima la lettura.

