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Dialettali 26 dicembre 2013 · lettura 1 min · 1509 letture

Mejo nu' rischia'

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Gian Franco Dandrea 232 poesie pubblicate
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Io penzo che de llà doppo la morte ce sta comme na granne prateria senza ne stanze ne finestre o porte è ‘r posto più ‘nfinito che cce sia. Ognuno aspetta de sape’ la sorte inferno o paradiso che Vossia deciderà speranno che a le vòrte nun se confonne pe’ antipatia. Mefisto te farà da compagnia si te comporti male ar focheraccio t’abbraccerà in eterno l’agonia. Io già da mo pe’ nun sbajà me faccio tanti de quelli cavolacci mia arispettanno puro chi è bojaccio.
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L'autore
Gian Franco Dandrea

Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale

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Commenti (1)

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sergio garbellini26 dicembre 2013

Un simpaticissimo sonetto in vernacolo, con tanto di tecnica, metrica, rime e poesia. Il tutto in tono canzonatorio come si evince dai versi che rispecchiamo la romanità, dialetto tra i più trattati in questo sito, molto scorrevole e significativo, una trama originale, piaciuta ed apprezzata.