Fiori a dicembre
Maria Grazia Vai
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Ho camminato per lunghe ore
sul cornicione gelido della distanza,
quel campo frantumato e inaccessibile
dove anche solo l’accenno breve d’una
tua scorsa, sarebbe bastato a fiorire
fili di sopportazione al -cancro delle mia tela-
E invece hai preferito piantare altrove
-la forma emancipata delle tue mani-,
senza voltarti, per guardare sfilarmi l’ultima
volta dai movimenti colpevoli di questa pagina
tutt’ora intatta. E sola, tra le schiene troppo magre
dei colori che regalasti alla mia chioma.
L’abulica distanza che adesso cresce fino all’oltre
dei miei palmi, l’esangue consapevolezza di sentirli
ancora vivi, quasi scrivessero l’incedere anoressico
delle magnolie, che mentre il sangue scorre, la neve
arriva -puntuale a fare il nido tra le labbra di dicembre.
Quelle strade parlate a memoria, dove battito e
catrame, sussurrano -per pudore o sfrontatezza-
la menzogna della mia rifioritura.
©
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L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (1)
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Duilio Martino9 gennaio 2014
Corposa e tanto bella... ma quel che più apprezzo è la splendida chiusa Graffiante Poetare!

