Addii e partenze
Pasquale Lettieri
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Breve è stato il tempo dello stare insieme.
Sei morto giovane, Padre.
La mia testa ricordo, del tuo torace ne faceva un morbido cuscino.
L’odore dolce della tua pelle ancora respiro
se mi soffermo, e corro indietro nel tempo scartando
i pensieri inutili che non ti riguardano.
Gli elimino setacciandoli col retino del pescatore di telline.
Sorridevi pace, quando irradiavi con ali di farfalle le tue gote.
Sembravi un ragazzino alle prime armi,
spettinato, col ciuffo nero dei capelli che ti scendeva sulla fronte.
Ci parlavamo con sguardi compiaciuti.
Non avevamo nessun bisogno di parlare mettendo insieme
lettere e vocali colorate.
Avrei voluto viverti con la coda del tempo lunga.
Gustare il sapore della tua pelle con le mie labbra.
Comprenderti di più nell’insieme che non ho conosciuto.
Eri orfano di madre, la guerra te la portò via.
Quante volte ci siamo scambiato i ruoli non volendo,
la ragione, la prassi, serve a poco negli affetti intimi
Avvertivo dentro di me,
il tuo, il mio bisogno di ricevere amore.
Quello vero che aiuta a vivere con le gambe dritte.
Aprivo il mio piccolo cuore,
mi donavo, sognavo.
Volavo con mille farfalle dalle ali colorate
nel bosco del tuo cuore.
Ero solo un ragazzino, un bruco in divenire.
Ci dicemmo addio, in una notte fuori dal tempo.
Le luci della rianimazione dell'ospedale erano offuscate;
Ti strinsi la mano, ti baciai, ti lasciai andare,
non c'era nulla da fare.
Nudo partisti per paesi
o città che non conosco.
Era bello il tuo corpo nudo,
come un albero abbattuto,
ancora le foglie verdi si muovevano nel sospiro del vento.
Il tronco centrale: “ Torace”
s'illuminò di ocra luce, mi diete l’ultimo saluto.
©
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L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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