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Sociale 10 maggio 2007 · lettura 2 min · 2450 letture

Immigranti

L Falchero 391 poesie pubblicate
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Accende un sorriso sulla pelle bruna la giovane sudamericana e un ciuffo, piuma di corvo, pennellata nera le solca una guancia. Briosa miniatura asciuga la nostalgia in una carta assorbente di frizzante curiosità. Nel roseto dei poveri era il fiore più bello, più profumato e variopinto: appena dischiuso l’hanno reciso per adornare le nostre corone e i nostri cestini. …e in molti, ossequiosi, ci fanno corona, ci vagano a frotte intorno, masticando nella memoria sapore di tortillas e ravioli di patate, liberando la voce e i dialetti solo in capannelli sgualciti di compaesani. Altezzosi, non ci curiamo dei loro ricordi, delle foto e delle cartoline stampate a rovescio sotto le palpebre. Caritatevoli o diffidenti dalla nostra cattedra di stagno diamo ordini all’architetto che s’è fatto muratore e tossisce cemento, alla docente di storia, che ci lava i pavimenti e i vetri delle nostre finestre, murate al mondo. Il diploma della bionda ucraina dalle mani consumate nei campi di patate in Polonia, s’è fatto carta igienica per gli escrementi dei nostri vecchi, che tornano a spegnersi tra le mura calde di casa. …e per ogni coltellata, che sfugge alla rabbia e alla cattiveria, per ogni bambola di carne intirizzita e spoglia gettata ai greti delle strade, attiviamo sentinelle nella mente, che marciano assordanti, coprendo pensieri di riconoscenza e la memoria dei nostri avi, stipati sotto coperta con i visi affilati e le mani callose e tese alla terra signora di Cristoforo Colombo. Oggi siamo noi i signori che assoggettiamo col denaro e la benevolenza questi nuovi vassalli, li inquadriamo nei nostri archivi, li chiudiamo nei nostri palazzi, accanto ai nostri sentimenti soffocati, asfissiati, spenti. impietriti, davanti alle immagini di una bimba in porcellana ricoperta dalla terra soffice di steppa e dalle grida di una madre sedicenne, che ormai muta mi siede accanto.
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dedico queste righe a tutti coloro che hanno lasciato la loro terra e i loro affetti per venire in cerca di fortuna e lavoro nel nostro paese, particolare e riconoscenza verso chi ha accudito mio padre negli ultimi mesi della sua vita. Laura

L'autore
L Falchero

Nata in un paesino vicino al lago Maggiore nel 1956, vissuta per 30 anni a Milano, dove mi sono laureata in architettura, sono ritornata ai luoghi natii e ho ripreso da alcuni anni la mia antica passione: scrivere. Poesie, racconti, un romanzo d’amore: Amarsi nei secoli SBC edizioni, pubblicato nel 2007 e steso

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Commenti (2)

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Zima10 maggio 2007

in questa splendida poesia, ricca di immagini stupende, di metafore originali, si sente tutta la tua riconoscenza e in tuo rispetto verso chi troppo spesso viene bistrattato dai ”ricchi”. mi ripeto, mi è piaciuta moltissimo, fa riflettere!

Leaf10 maggio 2007

Leggendo questa intensa meraviglia, mi sono venuti i brividi, per l'emozione, e le lacrime agli occhi. Questo, dovrebbe suscitare la vera poesia.Mi inchino al tuo grande cuore, che lascia scorrere, pure, parole scintillanti come diamanti.