Ancorche’
Maria Grazia Vai
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Emerge dal fiato
d’ignare parole
Piegando ogni sillaba,
sciogliendosi tra supplica e pensiero
Di quale tessuto scriveva la tua bocca?
Quanti gradini aveva il tuo ritorno?
Fui l’altra metà d’una poesia sdrucita,
l’irragionevole sbalzo di tempo
ai bordi del tuo petto. Il pianto
e le rotaie rammendate di un sorriso.
La frangia sulle spalle,
la notte alla finestra solo per un giorno.
La spiga di corbezzolo tra i campi di Novembre
E il mare, i sandali di gelso
e un vento d’ametista
a margine dei tuoi capelli neri
La veste che t’inciampa le spalline
e non si placa. Ancorché,
ritaglio gelsomini dalla neve
e ascolto il tuo silenzio farsi pioggia
tra le lentiggini fiorite al termine dell’Amore.
©
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L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (1)
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Francesco Rossi20 gennaio 2014
Suppliche di pensiero per far emergere quella intimità del sentire e del percepire sulle rotaie del sorriso. La poetessa coglie importanti riferimenti e li tinge di straripante interiorità.

