Forgive me

Ho in un morso d’aria
l’immobilità dell’attesa.
A sperare ancora
che quell’argomento
abbia seguito.
Aspetto il sonno,
la noia,
forse sto perdendo anche
la coerenza del delirio.
Le tue sillabe
tagliano l’immaginazione
al pari di un bisturi.
Ho timore,
è dolore,
sanguino di nostalgia taciuta.
Ogni tua verità
sembra più solida
di un monolito.
Ammicco l’occhio
all’immagine di te che mi rimane,
mentre il tuo sguardo resta fermo.
Non hanno sfumature pastello
le tue comparse,
né lasciano spazio al caso.
E tremo
di malinconia algida.
Una manciata di giorni
sembrava potesse
colmare un secolo.
Potesse far pieno
il mio cercare
il tuo pensiero.
Ma resta da chiedersi
quale sia il nostro destino.
Ho infranto il codice segreto,
ho parlato quando non avrei dovuto
e taciuto quando avrei dovuto urlare.
Non ti ho dato fiducia,
quando avrei dovuto
soltanto stringerti la mano.
E seguire i tuoi passi,
bendata.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (1)
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h
hy ju23 gennaio 2014
Le tue parole hanno misura, immediatezza e determinazione. Come le precise scalpellate dello scultore, o l'esatta angolazione d'inquadratura del fotografo. Metti in scena personaggi dialoganti fra loro, in discorsi a fasi interrotti e poi di colpo ripresi, che durano forse da anni, o mai avvenuti e forse solo immaginati... Si sente qualcuno, leggendo i tuoi testi, qualcuno che pensa... qualcuno che esiste... - e non è poco, di questi tempi...
