"Il ritorno dei corvi"
Stefano Drakul Canepa
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piume lucide
sul cielo appena morto
nero tramonto (D)
Erano calati di notte alla radura,
le piume scure tese e un lugubre lamento
a far da coro ai morti, lividi risorti
dopo tanti affanni d'aurora e di sgomento
Erano tante anime prigioniere in volo
e un timido ristoro ai passi rassegnati
di un buio immaginato a notte cupa.
Un ritorno non sussurra mai il perdono
Erano planati in un silenzio ignaro,
gremita la radura sui rami fragili di nebbia,
è un fiato di fiume a far da sponda
ai ricami inutili di una preghiera acida
Pioggia dispersa a segnare il ritmo
della terra che scioglieva semi e pietre
ancora da marcire al velo tumido
dei solchi immaginati a maledizione nera
Il ritorno a volte è un cielo senza luce
L'eterna pace della tenebra distratta.
©
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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Rita Stanzione3 febbraio 2014
Tramonti, ombre, ritmo della terra... che metafore, bravo!

