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Introspezione 6 febbraio 2014 · lettura 2 min · 767 letture

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Miriam 1 poesie pubblicate
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Ho bisogno di te come la pioggia in un giorno d'estate, come la spina dorsale, diceva Theo. Proteggimi sotto le luci di questa città grigia, con le labbra appoggiate alla speranza, aspirando più vita possibile, attorno a maschere barocche e comiche pronte a attaccarsi a quest'ultima notte. Eroi di bracieri, schiavi del piacere sottile di cartine umide, impazienti di rinascere nella vita che vorremmo, dentro un orgasmo cosmico di un dualismo imprecisato, condannato ad armonia ed ossessioni, sensazioni pronte al decollo e sogni come schemi matematici collegati a DNA quasi dimenticati. Perché questa fiamma si arrampica? Siamo tra il blu e l'invisibile, la linea dei peccatori. Paura cacciata fuori da bocca in bocca, trasformatasi in fumo denso, congelato, lento, tossico. Armadi di paranoie ricolmi di fiori, "I fiori del male" diceva qualcuno dentro le tue orecchie. Mi abbandoni e ritorni come un amante indeciso alle prime ore del mattino, e sono altri cento abusi mentali prima di chiudere gli occhi. Un altro bacio e poi altri cento, dentro me, abbraccia e soffoca nell'incoscienza dagli occhi rossi che pretendono e urlano come un fanatico sanguinante. Una dose di altri cento baci, delicati e leggeri, il nostro amore bruciato, sospirato, e buttato fuori. Un rischio tra sogni ed incubi. Un incantesimo legato all'anima che si spegne quando la sabbia nella clessidra ha risucchiato l'ultima mano dai tanti colori pallidi. Sui materassi enormi, a immaginare la felicità e la forma regola dell'infinito viaggi senza destinazioni si cercano e si tradiscono dentro cervelli trasognati. Nell'angolo ancora altri corpi infreddoliti si muovono, nervosi, tristi, in questo senso intimo di solitudine fino ad attorcigliare le nostre braccia attorno alla propria schiena, in un abbraccio con se stessi che affonda e affonda e affonda.
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La persona di cui parla la mia poesia è del tutto immaginaria.

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Miriam
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