Simbiosi
Matilde Marcuzzo
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C’è qualcosa che ti vorrei dire
mentre penso al sentiero scalzo
dei tuoi confini.
Tu lo vedi l’urogallo che canta
il suo ballo erotico tra le vette?
io l’ascolto la sirena di questa nave
lontana dalle braccia del porto.
Mille e diecimila anni aspetterei
che tu arrivassi con la fiala del rimedio
tra la folla di chi mi ignora;
se così fosse, io prenderei a nascere
e tutt’intorno la natura parlerebbe per me,
perfino una bandiera schiaffeggerebbe l’aria,
un cucchiaino scaverebbe a sangue la sua mela,
le reti di un pescatore prenderebbero il mare.
Nasco e mi guardi,
nel mentre estatico di due sinuose colonne vertebrali
che restano inarcate come due sassofoni
in simbiosi acustica,
mentre vibrano tasti in jazz,
come anelli di congiunzione elevata dell’essere
che porta su di sé il peso vertiginoso dell’amore.
Un equilibrio e una follia,
col tuo bacio che si annoda sulla nuca
e il mio ventre arcano offuscato dal tuo cipiglio,
volente di avermi nella pelle;
ma io sono qui,
nolente di morire.
©
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L'autore
Matilde Marcuzzo
Matilde Marcuzzo nasce nel 1977 a Lamezia terme, in provincia di Catanzaro. Si laurea a Salerno in Lingue e letterature straniere. La scrittura, la cultura di altri popoli e i viaggi, sono sue passioni privilegiate. Ama la lettura e la poesia, predilige scrittori come Garcia Marquez, Neruda, Baudelaire, J. Rhys, Baric
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