Il cimitero dei morti viventi
Ritorno qui,
ai tuoi piedi sfioriti, inceneriti,
come fanciullo spiantato presto all'esistenza,
o Ulivo,
generato dalla mia speranza,
nutrito dal mio tenace pianto.
Rimembri il mezzodì oscuro
in cui ti donai un fior di ginestra,
impregnato del profumo della gelida estate,
specchiante i lividi raggi
dell'infausta stella celeste?
La mia mano tremolante
si stendeva innocente
sui tuoi pacifici rami,
mossi dalla brezza pietosa, fievole...
Uno scricciolo, svolazzante e fischiettante,
venne ad asciugare le nitide lacrime, mentre
in luttuoso silenzio stava steso al suolo
un assiolo,
mangiato da formiche selvagge.
Con le esili ali migrò verso l'ignoto.
Tu mi sussurrasti: '' Va nelle praterie celesti,
irrorate da cascate auree come il carro d' Apollo!''
In esse è ora eternamente inabissata la tua linfa vitale e
i tuoi frutti,
che tanto hanno ristorato la mia anima,
non marciranno più in codesto cimitero di morti viventi!
Le tue radici sono ancorate al firmamento.
Mi prostro dinanzi alla tua tiepida tomba,
che ombreggia su memoriali struggenti di eremo,
che mi prega di correre sui viali venturi albeggianti,
che ha lo squallore dello sterco,
nel quale soffocherà il protervo traditore
di Natura,
figlia del destino.
©
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