Recessi
Pagani
idrofobi randagi
untuose reliquie
di credenze imbalsamate
affronto gli assalti
di ricondotti istanti
e sperperi di aurore
profanano memorie
parlavi piano,
questa volta,
come a intender del senso
una strana alchimia
arresa agli sguardi
lontano dalle terre
tra gradi soppesati
e radenti fatiscenze
ragione anche fusa
ma oltre l’impianto
in quegli esposti inclinati
di intatte tenerezze
dimmi,
da dove proviene
questo sogno?
seguimi ancora,
sconsacra l’antico rito
gli angeli piangono
nel lago di cenere
i custodi
propiziano i raccolti
le malattie van svanendo
e unioni stornano
le avverse stagioni
scelgo e mi dichiaro
intrapreso e puro
ma i venti più non
spengono le fiamme
gli azzurri si diradano
le vergini declamano saggezze
remote sinfonie
deflorano l’oblio
ed io
novellier m’appago
tra involucri e racchiusi
di asperse rimembranze.
©
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