Dimenticanza
Rita Stanzione
1941 poesie pubblicate
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Oggi vado a cercare una panchina
nel parco, nel freddo senso di città
Ora parla la fontana di fronte
lo zampillo, la voce morbida
che non smette come il sangue gira
Poi si alza un cigno, scuote le ali
si sente il re delle nebbie;
leggero il peso sul collo
-il percepire stanca l’anima: me meno me stessa
leggera la neve che non cade;
già volato, il grido clandestino
tra i papaveri bianchi
della dimenticanza
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
Commenti (2)
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carla composto22 febbraio 2014
un percepire l'anima, delicatamente in punta di piedi in versi eleganti ed originali molto bella apprezzata
nemesiel25 febbraio 2014
"-il percepire stanca l’anima: me meno me stessa leggera la neve che non cade" sembra una ovvietà ma è di una disarmante bellezza e intensità poetica. Quante volte si riesce a scendere veramente tanto nel profondo di se stessi?


