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Introspezione 22 febbraio 2014 · lettura 1 min · 2330 letture

Dimenticanza

Rita Stanzione 1941 poesie pubblicate
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Oggi vado a cercare una panchina nel parco, nel freddo senso di città Ora parla la fontana di fronte lo zampillo, la voce morbida che non smette come il sangue gira Poi si alza un cigno, scuote le ali si sente il re delle nebbie; leggero il peso sul collo -il percepire stanca l’anima: me meno me stessa leggera la neve che non cade; già volato, il grido clandestino tra i papaveri bianchi della dimenticanza
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Commenti (2)

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carla composto22 febbraio 2014

un percepire l'anima, delicatamente in punta di piedi in versi eleganti ed originali molto bella apprezzata

nemesiel25 febbraio 2014

"-il percepire stanca l’anima: me meno me stessa leggera la neve che non cade" sembra una ovvietà ma è di una disarmante bellezza e intensità poetica. Quante volte si riesce a scendere veramente tanto nel profondo di se stessi?