Un ultimo flamenco
elena rapisa
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Tingete di nero i petali voi gelsomini,
sconsolati gitani fissano corde rotte di chitarra.
I suoi occhi hanno assimilato l'opacità dell'ombra
e nessuna luna canta.
Note sperdute sono gli arpeggi
e onde ammutolite
interpretano il silenzio.
Calato nel buio con la sua chitarra,
melodiose cascate ancora
risuoneranno invadendo di lamentazioni
sperdute Mesetas
mentre in un mare senza voci
affondano inerti dita.
Ma nelle animate Ferias, cuori andalusi
canteranno le sue lodi
e Garcia stretto fra immortali
già sull'uscio, l'attende
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa27 febbraio 2014
un grandissimo omaggio per un grande artista, senza sbavature... una bellissima poesia
Duilio Martino2 marzo 2014
Un ammirevole omaggio ad un indiscusso Maestro di chitarra... Versi che ben colgono gli aspetti salienti regalando belle emozioni. Onori alla "chitarra gitana". E la mia mente corre al passato... (devo ancora averla, da qualche parte una cassetta con la sua musica)... Grandiosi i ricordi.


