Turi
Era un povero animale
rattrappito dagli anni,
con un occhio solo,
dopo la lotta col gatto della pustera.
Morto don Ciccio Lo Cascio,
il suo padrone,
era rimasto solo,
un tozzo di pane,
regalato da chissà chi
o trovato nell’immondizia,
era il suo pranzo e
fors’anche la sua cena.
Anelava
una carezza
che nessuno gli avrebbe mai fatto.
Nelle lunghe notti d’inverno,
quando il vento fischiava
e la pioggia batteva,
si sentiva il suo latrare triste
da sotto il ponte della ferrovia
dove,
in mezzo alle erbacce,
rifugio aveva trovato.
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Commenti (3)
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F
Francesca Coppola17 maggio 2007
un tema che io sento particolarmente e che mi fa male leggere e più vedere. Ottima rappresentazione!
Triste17 maggio 2007
”quando il vento fischiava br e la pioggia batteva, br si sentiva il suo latrare triste” br Che forza questi versi... sembra di intravedere quegli occhioni tristi... br Molto bella!
Leaf17 maggio 2007
solo chi sente il battito dolce e disperato del cuore di una creatura innocente e sola, ha la sensibilità delicata e intensa di scriverne... e di commuovere profondamente chi legge.


