Un’altra donna
Signora a lungo dirvi e a stento,
nascosti tormenti e sfatti sospiri
d’equivoci aiuti e siffatte scorse
messere vostro e servo ostinato.
Permise poi di foglie e autunno,
d’un tiranno tempo di viali fermi
d’ombrello a riparar da scroscio
gomiti vicini a gote e pelle tesa.
Accaloro i passi di battiti placo,
di scialle scendo a sistemar le mani
d’un fermo sguardo appaio saldo
imprimo a vigore istanti e chiome.
Rivale il vento mi porta odori,
rincaso in realtà fermate in attimi
allevo premure e spingo timori
d’un’altra sposa a temer l’inganno.
Or mi reco con gambe e mente,
cavaliere a sentirmi sprono
sorrisi a cavallo di gioie e vittorie
ritiro truppe di persi dolori.
©
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