Per la sua cara
Passava ogni sera,
davanti la porta della chiesa.
Abbassava lo sguardo
e, in segno di riverenza,
si toglieva la coppola.
Solo un attimo si fermava
con sguardo timoroso
e con le mani sulla visiera
macchiata dal sudore.
La Madonna del Rosario
sembrava implorasse.
Poi, quasi vergognoso
per quell’attimo di debolezza,
fatto un rapido segno di croce,
col suo solito passetto veloce e felpato
s’allontanava.
Ai piedi scarpe fatte a mano,
di vecchi pneumatici,
fasce di canapa
con cordelle di cuoio rinsecchito
per gambaletti.
Un vecchio pantalone di fustagno,
una camicia sotto un gilè nero,
di festa e di lavoro,
erano il suo abbigliamento
anche il giorno in cui
era nata la figlia e morta la moglie.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (3)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Barbara Di Lorenzo19 maggio 2007
Si legge il triste silenzio invocatore di Peppino, intriso di sofferenza e rassegnazione. bella
F
Francesca Coppola19 maggio 2007
ancora una volta un brivido, versi incisivi e profondi!
Triste20 maggio 2007
Che meraviglia... mi è parso di vederlo Don Peppino... fermo li davanti alla chiesa...


