L'infido ricordo
Nicolina Macari
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Che fai ricordo quaggiù
nel ruvido strisciare della memoria
la tua ortica punge ed infetta il fiato
mi riempie dentro e fuori
a sfinire le vertebre fino al midollo.
Ho paura,
incespico i nervi ad uno ad uno
fino ad esserne figlia insostenibile
che si chiude come falena
nell'anima gravosa che non si eleva,
ne si redime dal torto subito
e nell'infido pallore
si tocca come stuprata cicatrice.
Cosa hai creato,
tu che segni il pietoso dei miei giorni
un pensiero scomposto
a ridosso di occhi accordati vorticosamente
che annientano la vista
cadendo nello sguardo dell'angoscia.
Dimenticami,
te lo chiedo con l'incenso tra le labbra,
dove geme il senso
per divenire parola tra il cielo e le vene,
ed io sarò marcia
per far tacere il tuo rumore.
©
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Commenti (2)
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Francesco Rossi16 marzo 2014
Ed è proprio in un pensiero incomposto che si sviluppa il cardine percettivo di questa mirabile poesia.
Stefano Drakul Canepa16 marzo 2014
una poesia stupenda, drammatica che fa del dolore una sinfonia di parole. Veramente perfetta


