In quel modo sbagliato

Nel doloroso respiro di un giorno,
ti voglio in quel modo sbagliato,
allora dimmi tu come devo.
Ma forse è tutto così semplice:
io so che esisti,
tu sai che ci sono.
In ogni scatto della lancetta lunga dell’orologio,
sdolcinato uncino.
E ridiamoci su insieme.
Quando,
nelle sere di pioggia,
rimane solo ciò che ci circonda.
E qualcosa che hai dentro,
a volte,
preferisci che non esistesse.
So che è il casino più grosso
nel quale mi sono messa.
Dove sei ancorato ora,
mentre mi perdo in questo rock alcolico?
"Tutto” saprei dartelo anche io,
la mia aura luccicante potrebbe illuminarti.
Così non ridere se ti dico
che questa è un’altra notte di attesa,
incredula mia visione.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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