Lentezza
Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n
Commenti (8)
i pescecani... ma quanti ne esistono. Lirica delicata che risuona come un grido e una richiesta di verità nel sentire. Bravo... molto bella
Un incipit che è verità inconfutabile e che affonda le radici nel nostro contorto essere. Cosa fa preferire la tristezza dell'altro alla sua gioia? E' invidia o voglia di sentirci, come dice l'autore, buoni e pronti ad aiutare? E se è così, a chi giova di più? Se sapessimo aiutare davvero l'altro... beh ci sarebbe almeno positività nell'azione ma il fatto è che questa bontà è, il più delle volte, solo apparente buonismo e spesso dura lo spazio di un mattino... Quei cavalli bianchi e neri devono per forza viaggiare appaiati... non saremmo uomini altrimenti...
Secondo me la gente ci vuole tristi non per sentirsi "buona" ma per "apparire buona" agli occhi degli altri. È sempre così, è tutto una questione di apparenza. Le persone veramente buone amano vedere la gioia nel viso del prossimo, le persone buone non dicono mai "poverino" a qualcuno che soffre ma lo aiutano "realmente" senza farsi accorgere da nessuno. Sono come angeli dalla delicata carezza. Io diffido sempre dei "falsi buoni" e degli ipocriti...
"Sai la gente ti vuole triste" "spargendo sguardi evangelici con il cuore da pescecane", che grande verità! Un sorriso felice acceca occhi invidiosi come abbaglio insostenibile a rimarcar la propria piccola e infelice esistenza, sono molto più accette facce tristi, incolori, tutte uguali, guai a spiccare!
"Forse la veglia ancora non si distanzia bene dal sonno" Alto deve rimanere lo stato di attenzione se si vuole evitare di essere trascinati dall'andazzo di questa "immobilità in movimento"...da questa vita che c'investe senza pietà...lasciandoci tra le dita solo "il lamento" di ciò che doveva essere ed invece non è stato. Un monito più che una riflessione che la dice lunga di quanto l'orizzonte di questo autore sappia andare oltre la vacuità di quel che quotidianamente tocchiamo.
La bontà non è una merce, né sta in coloro che si professano santi ma qualcosa che esce dal cuore, la carita è un vivere verso i poveri. Bisogna Toccare con mano la povertà, non è un colosseo dove pezzi di pane scherniscono delle identità annullate dal fare ipocrita di una società che prima ti ferisce e poi finge d'accoglierti, è falsità di un mondo che si nasconde dietro una finta lentezza burocratica. Rimarrà ancora, chissa per quanto il delapidare per piagnucolare poi sulla vittima, è antica barbarie nell'arena. Lirica molto apprezzata per contenuto e forma poetica.
Gli sguardi veri evangelici non possono né debbono essere sguardi tristi, ma solo e sempre gioiosi; sbaglia quella gente che semina tristezza e lamenti per potersi poi sentire buona.
bigottismo ed ipocrisia in sguardi falsi ...bravo l'autore in questo verseggiare a descrivere persone che si travestono da santi pur essendo pescecani... magistrale lirica








