Come un Naufrago
Azar Rudif
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Ogni bracciata in questo mare
è un po' d'acqua che s'avanza
mentre tutto l'intorno riman simile.
Acqua inonda altra acqua,
flutti rincorrono altri marosi
contra stremato naufrago
ormai abbandonato all'onde
senza meta in dispersa rotta.
Son spente le stelle,
non un profilo all'orizzonte
signo del loco e di terre.
Poi, un'isola in fondo agli occhi
divien l'unica speranza
di morente naufrago.
Vigor nuovo rende agli arti smorti
ed ogni bracciata divien come artiglio
di chi s'avanza in rampicata
su taglienti rocce, irta
fino a giunger su quell'alma spiaggia
e su di lei giacer da amante
a lungo amato.
Risvegliarsi e ritrovarsi
ancor stretto a ghermir
l'adorata sabbia memore or
del naufrago corpo e dell'orme
sfuggite al periglioso pelago.
L'or d'alzarsi dalla complice rena
ancor sulla pelle ed ogni ruga
copre e resta attaccata
nell'ultimo sospiro dell'alba
e nell'urlo di piacevol tuffarsi.
Son sol io che ignudo vago
l'amate sponde che gentil rifugio
si fecer.
Vorrei esser
vento a carezzar le alte chiome,
pioggia che ogni goccia è bacio e tutto ricopre,
ruscello a percorrerne le sinuose valli
penetrarne ogni buio rifugio
fino a sfociar con forza
dove mare ne cinge le coste
in amarevole abbraccio
e senza sosta ne riempie
grotte e segrete.
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (1)
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Barbara Golini29 marzo 2014
vorrei esser vento a carezzar le alte chiome... ottimo!

