Io, il papa e sette sigarette
Nei meriggi non s- vengo mai...
l'aire domenicale m'accalappia al saldo
son solo periodi senza costrutto
dai possedimenti marginali
dagli argomenti scotti
-gli spazi sono ipotesi mentali-
di ogni refuso faccio man alta
nelle sciagurate letture di scambio sfavillo
come te nessuno (or) mai...
sua santità
alacre uomo vestito di sogni bianchi
sussurrandomi ingordigia di me
mi supporta sulla soglia
della vagabondaggine culturale
Aleksej Karamazov non è poi così lontano da Bovary
il colonnello Aureliano non indulge
di fronte al plotone d'esecuzione
né sugge l'ilare acredine
e Macondo era un villaggio di venti case d'argilla...
so vestire le mie idee
le pitto nel sangue rappreso del futil ragionamento
camicie con un sol braccio
monco per giunta
meglio correre
forrestgumpeggiando all'infinito
scorrere
lungo il filo sottile
del pensato impensabile...
in fondo
sette sigarette finiscono presto
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L'autore
omissam
siiiiiiiii, narcisista son!!!!!!!!! sguazzo nella cupidigia del mio essere, m'accarttoccio intorno al mio super-io, convinto e stantio........navigo su velieri di me , su autostrade a mie corsie , su ospedali farciti di letti miei. narciso diserbante,offusco ragioni negando le mie. IO , narcicasinista, ondeggio su maro
Commenti (1)
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nemesiel31 marzo 2014
Eclettico, compiaciuto funambolismo linguistico- letterario e un qb. di accattivante introspezione... Strofe, ad un terzo dalla conclusione, di amara bellezza... e due versi che si raccontano e raccontano "so vestire le mie idee le pitto nel sangue rappreso del futil ragionamento" dicono molto di un sentire, di un percepirsi. Guizzo finale... ironia a mezzo sorriso... per non prendersi troppo sul serio...

