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Sociale 9 aprile 2014 · lettura 1 min · 7444 letture

Fiera come sei

Antonio Biancolillo 436 poesie pubblicate
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Ho sentito il grido del pianto delle tue case... si sfaldavano sul tremore della terra ho respirato lo sguardo di paura di chi ti amava e ho accarezzato il dolore che provavi con le tue macerie che toglievano la vita. Non volevi farlo mentre pensavi di poter resistere... fiera come sei ma non hai sopportato le forti scosse del tuo cuore scardinato alle sue fondamenta. Ti hanno fatta inginocchiare disperata e arresa sopra gli uomini che non sapevano e ho avvertito la tua sincerità perché non volevi far male... lo hanno sempre saputo e ora aspettano l’abbraccio tuo segreto dove si toccano le cose invisibili il risveglio del tuo sogno rovesciato sulla terra per respirare ancora l’aria delle tue mura nel passeggio di luci e di neve e dentro il tuo sguardo tra i monti. Nella vita di tutti i giorni... nel passato dei ricordi ansiosi di te, del tuo calore fiera ti ergerai ancora a loro difesa.
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L’Aquila - Ricordando il Terremoto

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Antonio Biancolillo
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Commenti (13)

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Rosita Bottigliero9 aprile 2014

A volte si deve essere forti e superare ogni paura... anche la più grande. Versi che fanno riflettere e pensare... Molto bella la chiusa.

Gianna Occhipinti9 aprile 2014

Versi che emozionano dove sono racchiuse perle di ricordi che trepidano ancora al solo pensiero. E, nonostante tutto, si erge la vita al di là di quelle macerie che hanno sopraffatto l'anima... Bellissimi versi che inducono ad una profonda riflessione.

Silvana Poccioni10 aprile 2014

L'hai personificata a tal punto che, se non si legge la tua nota in pedice, si pensa ad una donna, offesa, martoriata, sofferente e che pure, malgrado tanta indifferente crudeltà, della Natura e dell'uomo, conserva intatta la sua dignità e la sua forza. Mi è piaciuta immensamente.

Duilio Martino10 aprile 2014

"Ho sentito il grido del pianto... ho respirato lo sguardo di paura... e ho accarezzato il dolore..." la Poesia apre con questa sinestesia con la quale il Poeta trasmette tutta la percezione del dolore (alla faccia di chi si ostina a voler fare poesia... ripudiando le figure retoriche...)... per poi giungere ad una chiusa che, guarda al passato senza stagnare nelle orme, ma dal quale prendere coraggio per costruire con fierezza il futuro. Ci sarebbe molto da dire sulla bellezza di questa poesia... ma mi fermo qui evidenziando gli aspetti più salienti... poiché essendo L'Aquila il capoluogo del mio Abruzzo rischierei di cadere in un'ode... che potrebbe avere il sapore di..."campanilismo". Grande Amico mio, bellissimi versi. Fiocco e segnalo

Carla Colombo10 aprile 2014

Una poesia traboccante amore per una città martoriata dal terremoto, un dolore vissuto sulla pelle da chi con grande sensibilità ed empatia soffre per disgrazie anche lontane dal proprio rifugio domestico. Una poesia coinvolgente in un crescendo di emozioni, nell'incipit si respira forte il dolore ma poi piano piano si fa strada la speranza. Quarta strofa veramente sublime: "e aspettano l’abbraccio tuo segreto dove si toccano le cose invisibili, il risveglio del tuo sogno rovesciato sulla terra per respirare ancora l’aria delle tue mura nel passeggio di luci e di neve e dentro il tuo sguardo tra i monti."

L
Loreta Salvatore11 aprile 2014

Una riflessione intensa e vera che sintetizza il dramma che opprime un territorio tragicamente colpito dalle calamità del sisma e che ancora oggi non riesce a trovare un riscatto. Parole che scolpiscono un senso che chiede appello e soluzione ai problemi irrisolti. Un testo emozionante e sincero che coinvolge sapientemente il lettore.

Enrico Baiocchi12 aprile 2014

Una lirica zeppa di sofferenza, di dolore partecipato, ma anche di amore per una terra bistrattata e di rabbia per l'ignoranza ed il menefreghismo degli uomini. una rappresentazione fin troppo eloquente delle cicatrici lasciate nel cuore di chi in quella terra ha nascosto i propri sogni e desideri, di chi ancora crede in una rinascita e nell'abbraccio protettivo delle sue "ali". Molto condivisa e apprezzata.

emmalisa lucchini12 aprile 2014

si sente il grido di dolore vissuto sulla pelle e dentro l'anima, questi versi descritti con grande amore per la propria terra, il ...grido del pianto e respirare quello sguardo di paura... passaggi sublimi di chi ha soffocato i propri sogni, i segni nelle cicatrici indelebili, respirarti ancora nelle mura nei passaggi di luce e neve! Nonostante la disperazione, nella chiusa la speranza "fiera ti ergerai ancora a loro difesa" Dire che i versi emozionano è poco... qui si legge il coraggio, la speranza per ricostruire il futuro con dignità. Grande come sempre!

Berta Biagini13 aprile 2014

Difficile non rimanere coinvolti nel vivere questo dolore – purtroppo la vita non si sa mai cosa ci riserva e bisogna quidi essere sempre pronti a tutto, nel bene e nel male. Ricordare questi eventi farà solo male, anche a distanza di molti anni.

Pierangela Fleri13 aprile 2014

Graffiante come un urlo, verso dopo verso l'emozione cresce facendo sentire al lettore l'impotenza verso calamità distruttive e negli occhi lo sguardo di paura che attanaglia l'anima. Dolore espresso con una capacità propria di chi la poesia l'ha dentro in ogni forma

Freawaru17 aprile 2014

Una riflessione quanto mai sentita e condivisa. Molto piaciuta la terza strofa che riflette grande empatia nei confronti di chi ha vissuto il dramma del terremoto. Una città che uccide contro la sua volontà - molta maestria nell'uso della lingua che inginocchia al senso che vuole imprimere lo scrittore a chi legge. Versi che non lasciano indifferenti, soprattutto se questo dramma lo si è vissuto in prima persona. Complimenti!

A
Arelys Agostini20 aprile 2014

Justa como eres” Una bellísima lírica que sabe a pasión por la tierra amada. Un plasmar el dolor de la misma ciudad “L’Aquila” casi un dolor humano, un dolor de mujer, de una madre por sus hijos,… Un antes y después del terremoto, lo que se vivió y lo que se espera de ella… Una emoción a todos aquellos que amamos el “Abruzzo”, una tierra que siento mía, y que llevo en lo profundo de mi corazón…

Rita Minniti3 luglio 2014

Un grido, una testimonianza che lascia senza fiato, per una città messa in ginocchio dall'occhio temuto del terremoto. Versi questi, che fanno riflettere, soprattutto se si pensa a quanto dolore vive tra le ferite che mai si rimargineranno completamente. L'autore, con estrema bravura, ha abbracciato lo sguardo di ombre che vagano ancora nell'aria, perse fra le macerie, ma dove la speranza non ha mai taciuto la certezza di ergersi "ancora a loro difesa", così come egli stesso scrive nella chiusa, con determinazione. Ogni pensiero è pieno di forza, pensieri che risalgono dall'animo sensibile di chi, sa guardare, il dolore che attraversa la vita.