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Riflessioni 16 aprile 2014 · lettura 2 min · 2733 letture

L'acqua di rose puzza

Amara 795 poesie pubblicate
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L’acqua di rose del non sapere cosa dire inzuppa le parole E così siamo romantici all’acqua di rose e miele erotici all’acqua di rose e seta maledetti all’acqua di rose e vomiti privati Parole chiave: puttana (soggetto e aggettivo) essenza (in senso riduttivo) e un cuore intramontabile sempre a lacrimare tramonti Sospira forte il bisogno di un guizzo ormai andato, finito mi sa Penso allora che bisognava nascere prima quando c’era ancora la rima e romperla era una gran rivoluzione Ora cos’altro puoi inventare? già fatto, lo scrivere in diagonale già visto, l’osannare ogni dolore (di carne e fuoco, poi non ne parliamo ogni versetto è una ripetizione) Del lessico misterioso che pare non avere senso e invece nasconde un universo mi sembra sia stanco quasi ogni lettore Non rimane che aspettare il Genio Quello che farà brillare una bomba sconosciuta o nota, ma mai mai mai fatta esplodere in quel fuoco (quello che si guarda col mento giù dalla mascella) Il Genio già mi chiedo se nella discarica di presunto -marcito nell’acqua di rose- avrà chi riuscirà a sentirlo
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Amara

Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.

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Commenti (3)

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A
Antonio Terracciano16 aprile 2014

Ho letto con molto interesse questa amara riflessione di Amara, una poetessa di solito ermetica che, per mia ignoranza, non riesco quasi mai a comprendere fino in fondo. Invece stavolta l'autrice si pone dubbi, sembra quasi paventare la fine della funzione della poesia, che, invece, potrà godere ancora di ottima salute se si farà una rivoluzione. Ebbene, secondo il mio modestissimo parere, in Italia la rivoluzione poetica potrebbe essere un ritorno al passato (non è spesso così, ad esempio, anche in politica?), a quel passato di poesia classica troppo velocemente abbandonato, quando non apertamente (e talvolta rozzamente) condannato: l'uso di schemi collaudati, dentro i quali agiscano però parole nuove, potrebbe salvare la nostra arte.

Guevara17 aprile 2014

Più che una riflessione è una critica, non troppo velata, alla palude delle parole. Purtroppo tutto è già stato vissuto e narrato, diventa difficile essere innovativi, l’unico cambiamento possibile è nella forma, nella fantasia, nel rompere le catene di zucchero filato. Tu sei una grande e capisco la tua “nausea” … dei tuoi travagli riesci a farne arte, non è da tutti, la molla che spinge a scrivere è comune, ma la genialità personale fa la differenza .Ma oltre il mio pensiero, penso (per quel che conta il mio giudizio) che la poesia è scritta molto bene…perfetta.

D
Dyleng17 aprile 2014

Come promesso ritorno. Speriamo proprio di no, che non si torni alla vecchia poesia stantia che tanto rovina i siti nazional- popolari. Non credo sia questo il punto che l'autrice vuole evidenziare ma l'ignoranza latente che porta a non riconoscere il "poeta" ma a valorizzare la scartina. Cara Amara devo dirti che riflettendo non sono totalmente d'accordo. Vi sono pochi, anzi pochissimi spazi che ancora consentono poesia e sapere, certo non posso parlare di una massificazione poetica ma il riconoscere talento è ancora possibile. Certo, questo mondo letterario per come è impostato oggi, porta inevitabilmente alla misoginia o forse ascesi ma ancora si riesce a leggere romanzi e poesie di un certo rilievo. Il genio proprio perché genio è raro