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Fantasia 18 aprile 2014 · lettura 2 min · 561 letture

Autogrill

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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sbandavamo per Amore si, eravamo sul camion di Tommaso e lui guidava e beveva. ci fece notare che i gatti sul ciglio della strada hanno stelle puntute negli occhi e lui era sobrio malgrado il dolore e gli piaceva andare avanti così sorridendo tenendo la strada tra le mani e i piedi che era come entrare scalzi, diceva, nel coro di una chiesa e puntava una luce, sempre, Tommaso che in bocca non aveva aria e beveva tra le mani e i piedi puntando i gatti con noi che stavamo così nella sua bocca al buio aspettando un nome uno dalla sua mano che desse un volto e un senso alla strada e glielo diedi io un nome che era un nome di donna e di fiume ed era un nome di albero sulla collina e mi guardò come si guarda un lampione al mattino e glielo dissi tu Tommaso con le tue stelle negli occhi coi tuoi poeti liquidi le tue malìe ecco cosa vuoi gli dissi, che eravamo già fermi all'autogrill e le macchine andavano e venivano nelle parole e glielo dissi in bocca con tutte le mie mani con tutti i miei occhi gli dissi, tu vuoi la fine di ogni storia Tommaso tu vuoi il battito e la fiamma levata e non sai il male che fai a lasciarti così con questo ridere sempre e scrivere di gatti e liquori come se fossero porte negli occhi o suoni da bere e la frase gliela lasciai lì come si lascia nelle mani un saluto e gli mostrai la foto che scattai quel giorno di maggio mentre pioveva e tutti eravamo felici sui gradini della cattedrale che volava leggera e fasulla volava e quella voglia che avevo ora di alleggerire qualcosa una carta un rovo una schiena e mi guardò con le mani e mi disse tacendo, ridammela, mi disse questa foto e ridammi anche questa bottiglia mi disse e piantala di piangere per me che non lo puoi capire tu e nessuno può capirlo il dolore che ho dalla mattina alla sera.
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L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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