Il leone ferito
Il vento rovente dell’Est
carezza le chiome bionde del veldt
soffici masse d’erba dorata
della pianura fanno un braccio di mare
sferzato dal vento potente,
e s’alza già l’onda lunga.
Il portatore che segue ha carica la spalla
d’un grosso Jeffery 450 NE,
io cullo in braccio un express Rigby 375.
Poco ci lasciano il vento e il fragore
delle erbe del veldt intuire se e dove
si trovi il leone ferito. Il cuore
in gola marciamo nel mare d’erba che nulla
ci lascia vedere dei piedi.
Dove sei leone assassino
che trovi gustosa la carne dell’uomo
dove ti trovi demonio giallastro:
sta a vedere che oggi avrà doppio pasto.
Sarò il primo o il secondo?
Il cacciatore keniota chiamato in soccorso
mezzo è già diivorato;
accidenti a lui, ha ferito
la belva ma noi non sappiamo
se a morte o solo di striscio.
Sollevo la falda del casco per tasciugare il sudore
simba
alita il portatore. Dov’è?
che movimenti... ACCIDENTI
il leone salta su a sei metrei e gli scarico addosso
le canne del Rigby poi sento trasognato
il colpo tremendo del Jeffery
che il portatore impazzito
per la paura ha avventato
contro il leone ma la mira ha sbagliato,
b’wana sussurra, nei pochi secondi di vita
gli stringo la mano: può succedere amico,
addio b’wana simba.
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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