Il sigaro cubano
Dal piatto si leva sottile ma fitto
un filo di fumo, barcolla, va dritto,
sale a volute, si ferma al soffitto
si sparge all’intorno deciso, fragrante
ma subito scende, profumo vagante
e in parte si posa sul piatto fumante.
Io gusto, il fiato tirando, il cubano
che solo all’amante il linguaggio suo arcano
fatto di tutto: quel mondo lontano
di incognite terre, di fauna insueta,
di flora in rigoglio, qual fiamma inquïeta,
di ritmi drogati. di cieli da esteta,
dal sole implacato, dal mare possente.
dalla luna colore di vecchio nepente,
di giorni ronzanti di caldo e più niente,
rende di facile accesso e si dona
con grazia infantile (o d’antica matrona?)
ma sempre col fare di altera padrona.
Vuoi fumare un cubano? Sarai schiavo per sempre
ma avrai un compagno che – assai esigente
all’approccio – sarà poi tuo confidente
serio e pacato, che assai intelligente
ti svelerà pian piano segreti piaceri
mostrandosi incline ai discorsi più seri
ma se è il caso allo scherzo ed ai lazzi più veri.
Ed infine vedrai che non puoi farne a meno
e qui sono guai perché lui, finto scemo,
non ti svelò il suo costo (poi ne parleremo...)
che è rovinoso, esoso, curioso.
E ti trovi a pensare che il sigaro è come
una droga pesante, una donna invadente
ma ora è fatta, sei tu il perdente!
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
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