Quanto ancora
Quanti soli ancora dovranno tramontare?
Quante le onde che di nuovo s’infrangeranno?
Quante tristi lune ancora dovrò osservare
da queste rocce che un giorno si sgretoleranno?
Quanti fiori lentamente vedrò sbocciare?
Quante le farfalle che su di essi si poseranno?
Quanti ancora ne vedrò appassire
e quante le stagioni che si susseguiranno?
Quante piogge, quanti fulmini, quanti venti?
Quante nuvole le tele del cielo dipingeranno?
Quante lacrime, quanti sussurri e quanti lamenti
l’anima mia lentamente bruceranno?
Voglio sapere “quanto ancora” dovrò sognare
il tuo viso baciato da un sole lontano,
esserne geloso e non poter sfiorare
quelle tue labbra tremanti in un dolce gesto della mano.
Gli occhi tuoi dipinti col cielo e con le onde del mare,
occhi colmi d’un oblio che non conosco;
vi prego ditemi quanto dovrò aspettare
per perdermi ancora in quello sguardo in cui svanisco.
Il tuo ricordo è una luna che risplende, ma è triste!
La notte prosegue il suo dolce sognare;
Morfeo sussurra al mio orecchio ed insiste,
senza mai riuscire a farmi smettere d’aspettare.
Quanto ancora? Quanto ancora? Quanto ancora?
Non importa! Ogni attimo passa e ti rende meno distante.
Questa notte e questo luogo saranno la mia dimora
ed aspetterò mentre il mio respiro scandirà ogni istante.
Arriverai come una tempesta, dopo la calma del mio aspettare;
arriverai ed il cielo suonerà le sue note.
Arriverai come i sogni che la notte fa sbocciare,
quando ormai le nostre anime di solitudine saranno vuote.
Sarai Lampo che nel buio illuminerà il nostro cammino;
sarai Tuono che scuoterà questa nostra esistenza;
sarai Fulmine, il caldo fuoco del destino;
sarai della mia vita... la pura Essenza.
©
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Commenti (1)
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Claudia Magnasco20 maggio 2014
Una bella poesia d'amore che secondo me meritava la piena visibilità anziché venir pubblicata nel portfolio personale dell'autore. Tuttavia non perde di certo il suo valore. La trovo semplice e profonda al tempo stesso... quando si parla di amore i fronzoli sono spesso inutili e appesantiscono il sentimento, che appare tutto tranne che profondamente vissuto. Parere personale, ovvio
