Come una metafora
Mettevi il secchio
per te mancino
contromano
su quella pietra
a piatto da frutta
ch’oggi stagliato lo ricorda
in cima al pozzo
che non ha più acqua
se non da qualche rada piovana.
E più non si tuffa
ma lamenta un sordo tonfo sconvolto
solo se tocca il fondo
ma affonda lo stesso.
Dei picchi della piazza
è solo la traccia
che spoglia se stessa.
Non riconosco
la facciata della chiesa
che ferramenta la cinge
ma la sua fede
che guarda sempre il mare.
Le schegge volano l’avvenire
come le rondini al cornicione
e ritornano per costruir dimora
di questo implume.
E null’altro temporale dal tempo
se poi l’uomo di ieri
non s’illude facile metafora
come la pedalata d’arrotino
via via.
©
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