Potevamo essere amici

Potevamo essere amici
e un giorno ballare sulla stessa pista
magari insieme sollevando un calice
per brindare a questi nostri versi
che il vento lentamente scrive e porta via.
Mi parlavi d'ascesi, ostentavi
sentieri dell'ardua ricerca del sé,
a piedi nudi correvi su fiumi di zen,
ma portavi stivali pesanti sui laghi incantati
calpestando le lune di giada.
Dietro quel monitor sei tutto e sei niente,
sei l'anima rincorsa inutilmente,
gli applausi che assordano il tuo ego
nel rimbalzo monotono e incessante
sulle pareti d'una mente appiattita dall'eco
di voci ladre e inconsistenti.
Ma quando l'ultimo clic della notte è dato,
crolla il castello di sabbia travolto dall'onda
e sei solo, solo come sempre,
con i pezzi delle tue inquietudini
lasciate sul cuscino con le lacrime
e non senti più il respiro di chi ti dorme accanto.
Potevamo essere amici,
volersi bene non era poi così difficile,
ma hai fatto ragnatela della tua malinconia
che in un abbraccio volevo fare mia
e sei esploso come bolla di sapone,
sei nuvola di luglio, che inganna gli occhi e va,
lascia un'ombra di traccia e nessuna nostalgia.
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L'autore
Maria Carmela Dettori 66
Sono nata a Sassari e il mio rammarico è non averci vissuto abbastanza. Sono comunque felice di aver vissuto nel Campidano, il sud della Sardegna, dove ho tutti i ricordi di bambina e fanciulla. Ho ripreso da qualche mese la vecchia passione della poesia e dei racconti (fiabe sopratutto), messa un po' da parte per la f
Commenti (1)
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Azar Rudif28 maggio 2014
E' sempre la mancanza di sincerità e di ascolto che fa esplodere tutto come bolle di sapone, ma più spesso come dinamite.
