Il buon dì del mattino
Raccontare un fiume di parole,
oggi la nuova scena in cattedra prevale
lungo il ripido tornante che sale
verso quella meta fra acqua e sole.
Prende corpo il desiderio di luna piena
mentre tu popolano nella tua atavica pena
con quella zavorra hai perso lena,
col fiato corto sempre più legato alla catena.
Rapito dal depresso umore
ti lascia andare senza più lottare,
in quell'orizzonte che sempre più buio appare,
sempre più stretto e senza voglia di cantare.
Siamo fratelli diversi nel vortice rapiti
dal solito cerimoniale da poco sale conditi,
trafelati i nostri sogni... slavati e appiattiti
della solita retorica prigionieri e inondati.
Nell'incertezza che ha preso corpo
tutti si sbattono nel solito misero inciampo,
dubbiosi di trovare un nuovo stampo
che ridia vigore e faccia rinverdire il campo.
Quel vaffa... che ringhiante dominava la scena
un po' sforbiciato e ha perso lena,
ora brancola nel buio mentre esce dalla sua tana
sbattendo alla cieca poggia il piede sulla rena.
Nell'incertezza del nuovo mattino
ha preso corpo la fiducia nel fiorentino,
non sia la solita scena del parco contentino
e nell'azione di cesello solo accomodato e carino.
Il popolano ama sempre un po' sognare
e si vende con poco a quell'altare,
ma non è stolto e senza sale per giudicare:
a lui basta poco per irritarlo e farlo cambiare.
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