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Riflessioni 31 maggio 2014 · lettura 2 min · 550 letture

Il buon dì del mattino

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Giancarlo Fiaschi 775 poesie pubblicate
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Raccontare un fiume di parole, oggi la nuova scena in cattedra prevale lungo il ripido tornante che sale verso quella meta fra acqua e sole. Prende corpo il desiderio di luna piena mentre tu popolano nella tua atavica pena con quella zavorra hai perso lena, col fiato corto sempre più legato alla catena. Rapito dal depresso umore ti lascia andare senza più lottare, in quell'orizzonte che sempre più buio appare, sempre più stretto e senza voglia di cantare. Siamo fratelli diversi nel vortice rapiti dal solito cerimoniale da poco sale conditi, trafelati i nostri sogni... slavati e appiattiti della solita retorica prigionieri e inondati. Nell'incertezza che ha preso corpo tutti si sbattono nel solito misero inciampo, dubbiosi di trovare un nuovo stampo che ridia vigore e faccia rinverdire il campo. Quel vaffa... che ringhiante dominava la scena un po' sforbiciato e ha perso lena, ora brancola nel buio mentre esce dalla sua tana sbattendo alla cieca poggia il piede sulla rena. Nell'incertezza del nuovo mattino ha preso corpo la fiducia nel fiorentino, non sia la solita scena del parco contentino e nell'azione di cesello solo accomodato e carino. Il popolano ama sempre un po' sognare e si vende con poco a quell'altare, ma non è stolto e senza sale per giudicare: a lui basta poco per irritarlo e farlo cambiare.
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