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Sociale 25 giugno 2014 · lettura 2 min · 1056 letture

La città

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Ricci Livio 4 poesie pubblicate
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Canti e urla di gioia nella città dei senza vergogna Comici si credon pagliacci tiran in aria vecchi stracci bambini felici giocan contenti con i gioielli del signor dei perdenti castelli di sabbia decorati d' oro strapieni di formiche che mangian veloci ossa, resti di bestie feroci Tutte le vacche sono legate quelle striate morte ammazzate sacrificate per gioia di molti ed il guadagno di pochi a mezzanotte esplodono i fuochi. Nella città dei senza vergogna non ha senso morire di rogna il senso sottile di ciò che si fa è legato a una duttile moralità Vi è confusione negli immensi bordelli Gabbie ripiene di donne e piselli sorrisi finti dipinti di gioia peccati dorati per chi non ne ha voglia. Nella città dei senza vergogna cadono lacrime di poveri scemi che vivon credendo di piantar semi far crescere rami vengon fatti tacere, tagliate le mani Attendono rinchiusi e maleodoranti cibandosi del mal di denti finché non decidono di ridere, correre, rotolare diventare pagliacci oppure sparire. Nella Città dei senza vergogna non c'è un posto per chi sogna il sogno è la civiltà, si realizza in tutta la sua brutalità, è reale e potente e si può toccare non c'è tempo di riposare produzione, risate, scopate le cose inutili terminate, i sacrifici non si posson fare se non si han vacche da sprecare. Nella città dei senza vergogna il signor dei perdenti vive infelice ha oro a bizzeffe, vorrebbe amare dentro non ha niente può solo pagare si ritrova solo perso nel nulla si ciuccia il ditone nella sua culla piangendo e scucendo per l'eternità futuro roseo, pura libertà. Nella città dei senza Vergogna si gioca a pallone con le teste di infanti baracche vengon sgomberate i poveracci vengon picchiati mentre negli stadi ripieni Batton le mani macchine borghesi infantili che con cognizione guardan morte e fucili poi se ne scordano subito dopo, nella vita sei gatto o topo.
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