La città
Canti e urla di gioia
nella città dei senza vergogna
Comici si credon pagliacci
tiran in aria vecchi stracci
bambini felici giocan contenti
con i gioielli del signor dei perdenti
castelli di sabbia decorati d' oro
strapieni di formiche che mangian veloci
ossa, resti di bestie feroci
Tutte le vacche sono legate
quelle striate morte ammazzate
sacrificate per gioia di molti
ed il guadagno di pochi
a mezzanotte esplodono i fuochi.
Nella città dei senza vergogna
non ha senso morire di rogna
il senso sottile di ciò che si fa
è legato a una duttile moralità
Vi è confusione negli immensi bordelli
Gabbie ripiene di donne e piselli
sorrisi finti dipinti di gioia
peccati dorati per chi non ne ha voglia.
Nella città dei senza vergogna
cadono lacrime di poveri scemi
che vivon credendo di piantar semi
far crescere rami
vengon fatti tacere, tagliate le mani
Attendono rinchiusi e maleodoranti
cibandosi del mal di denti
finché non decidono di ridere, correre, rotolare
diventare pagliacci oppure sparire.
Nella Città dei senza vergogna
non c'è un posto per chi sogna
il sogno è la civiltà,
si realizza in tutta la sua brutalità,
è reale e potente e si può toccare
non c'è tempo di riposare
produzione, risate, scopate
le cose inutili terminate,
i sacrifici non si posson fare
se non si han vacche da sprecare.
Nella città dei senza vergogna
il signor dei perdenti vive infelice
ha oro a bizzeffe, vorrebbe amare
dentro non ha niente può solo pagare
si ritrova solo perso nel nulla
si ciuccia il ditone nella sua culla
piangendo e scucendo
per l'eternità
futuro roseo, pura libertà.
Nella città dei senza Vergogna si gioca
a pallone con le teste di infanti
baracche vengon sgomberate
i poveracci vengon picchiati
mentre negli stadi ripieni
Batton le mani macchine borghesi
infantili
che con cognizione guardan
morte e fucili
poi se ne scordano subito dopo,
nella vita sei gatto o topo.
©
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