Quest’arancio
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Il Poeta, riesce a trasmettere con questa lirica, una dolce nostalgia della sua terra Siciliana attraverso il colore e il profumo dell'arancia. Questo volare e sfiorare del frutto, nelle movenze dell''ape, sintesi della laborisità dell'umo, (scela come simbolo papale, da Papa Urbano Barberini), lo riporta indietro nel tempo... in mezzo ai "iardini", così chiamati in siciliano le coltivazioni di arance, dove per il periodo della fioritura, la zagara inebria l'anima del prediletto natio e del fortunato visitatore. Che dire poesia stupenda... anzi, di più.
"...dai non pensarci più" Nella vita è denominatore comune a molti. Ma non si può, spesso non si può. Ed allora si pensa e si soffre. E tanto. Molto bella questa poesia e molto profonda.
un'esortazione che fin troppo spesso facciamo ad una mente che non vuol saperne di non pensarci, la nostalgia, come ogni sentimento se ne infischia della ragione, è come un virus che rimane sottopelle, malinconica, aspetta ogni piccola occasione per sgusciarne fuori e riportarci immagini del nostro vissuto che mai ci hanno abbandonato. Una lirica che nonostante quel "sorriso debole" ed un'ostentata voglia di leggerezza, lascia in tutta la sua profondità un retrogusto amaro. Mi è molto piaciuta.



