Blues for B
abbiamo bisogno di corpi... disse
ad un anno dalla scomparsa del padre
con un sorriso negro tra le unghie
brillano al sole i nostri calici sfaccettati
come cuspidi,
all’aperitivo che ci sfila in una esecuzione
‘oh, come posso star seduto in una casa così
dura
con una luce vedova filtrata dalle imposte,
la poltrona dalla forma di un cucchiaio,
il corpo del padre morto
‘svegliarmi con una punta di
coltello...’
drizzàti dal parlare di seni qualsiasi,
sei entrato presto nell’orto come mai
con una donna prima,
le tue mani lacché per un fiume bruno,
circoscritto
‘...senti padre, il male ha quarant’anni
e con questo vuole dirmi qualcosa...’
forse che non sono adatto per i
lavori manuali
che la mia pelle è irritata dal solo sole
scomodo, quello che ci rende negligenti,
irrequieti allo sforzo
Kaufman, Levertov si fanno dare un passaggio
calcati nelle mie tasche,
la voce gutturale di tuo padre che
lanciava Gershwin alla maniera di
un imbonitore,
abbiamo bisogno di corpi che facciano
dei nostri tendini resistenze
che s’accendano come un luna park
al primo sorso di vino
il giorno che decise che era morto
lo trovai piegato a disossare la terra
dalle pietre più grosse
i muscoli sfiniti oltre la pelle color
fegato
abbiamo superato insieme lo scorno
dei barbiturici dietro lo specchio
sopra il lavandino
e una mano ho allungato per prendere
la più grossa
mentre ti ripeti un motivo ad ogni alzata
di pietra "... e ora non stai più lì e uno, ora
non stai più lì e due, ora non stai più lì e..."
'come posso usarti padre senza che mi
tagli? '
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