La lunga scia

Si eleva il pensier sognante
verso l'infinita distesa ammaliante,
tu sei un piccolo uomo arrancante
di un oggi che spolpa avido la mente.
Sei sempre proteso all'esperienza
di nuove strade la rigogliosa potenza,
culli il sogno e prendi per mano la sostanza
sempre pronto a fargli posto nella stanza.
Qual meraviglia della galassia la lunga scia
quale mirabile sensazione morbida e liscia,
nella veduta di quel proscenio si desta inconscia
quella voglia di refolo di vento che striscia.
Vorresti perderti oltre il comune sapere
calpestar la nuvola e assieme a lei volare,
del giorno e delle notti esser al solito altare
nelle metamorfosi delle stagioni superbo attore.
Piccolo uomo il tuo è un misero verso
ogni tuo do... nel marasma viene disperso,
in quell'anonimato svilito, spolpato e arso:
piccolo esile segmento senza corpo né peso.
Vai a capo chino come l'umile viandante
pieno di quel suo niente, solitario e ciondolante
il sublime sapere non è dato a tutta la gente,
vivi dunque il poco che t'offre la limitata mente.
Quante malie bruciate dal chiarore del mattino
dell'oggi e del domani tu sarai peregrino,
sicuro o incerto in quel tuo primo passo terreno
infatuato supererai il colle... ma non andrai oltre il pantano.
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Commenti (1)
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Azar Rudif14 luglio 2014
A guardare il Creato, anche solo la coda della nostra Galassia ci si rende conto che, forse, non significhiamo nulla nell'universo, ma forse siamo un granello di sabbia importante anche per Dio. Versi che ben delineano l anostra piccolezza
