Si chiamava Libertà

Dove vai libertà
ti guardo
mentre ti allontani
ti sento deglutire parole
da quella bocca
imbavagliata dalla tua stessa mano
ti guardo
masticare la giustizia a stento
come se fosse clandestina
ormai la Democrazia
ancora vivi
in quel piccolo spazio
tra la morte il tempo
con i tuoi boia
che per 80 denari ti han venduto
pronti
a darti l’ultimo colpo
mentre un nuovo Dio
aspetta sul pulpito
che il fatto sia compiuto
dove vai libertà
con la tua voce fioca e bassa
come se il tuo nome fosse un segreto
che non si può più dire
neanche davanti a quella tomba
di chi per te ci è morto
e ora giace umiliato
dal suo stesso fratello
che ora danza
inneggiando al vitello d’oro
messo in mostra dal padrone
per lustrare gli occhi ai servi.
©
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L'autore
Turan
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