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Introspezione 29 luglio 2014 · lettura 1 min · 1514 letture

E' un castigo dalla pietra impugnata

Nicolina Macari 377 poesie pubblicate
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Mi attendo tessendo il frastuono stemperato della distanza come una scia, a volte, sul pentagramma dell'aria. Interrogativi lasciano cadere migliaia di segni e la piena ha formato pozzanghere sconce. Il giorno diventa piccolo, piccolo appeso al suo cappello nebbioso e malinconico. E' un castigo dalla pietra impugnata. Mi abbandono abitando le membra stanche e un fremito nel costato ha sudore di guance e fronte. Per tutta la storia del dolore dovrei imparare a leggere nelle vene segrete la brace imprigionata. Ma nel precipizio, il posto che insieme mi ebbe fu mostruoso volto ad afferrarmi la memoria. E ferro spinato dall'inseparabile acuminato. Mi porgo con groppi interni in attesa di niente la porta davanti a me si sbarra ed io sono dentro. Per una scontrosa grazia ci sono mani che non passano libere come un pugno che stringe tanto forte. Inutile far addormentare il peso della fatica a me pare che dove esso termina ci sia il principio. E da quest'aspra erta è legato ogni tormento.
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Immagine Elena Sarinena

L'autore
Nicolina Macari

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