La Morte e la Luna
Vidi la Morte
sulla placenta d'una collina
essa incuteva in me
una sensazione assassina
Dissi forte a lei:
"Guarda dietro a te
come brilla la cangiante Luna
mira i suoi raggi,
posarsi sulla tua possente duna!"
Ella si voltò di getto
ed io volai via
come il vento tra la terra
Vidi la Morte
ai seni d'una valle
era notte buia
notte senza stelle
Però una dolce Luna al primo quarto
eiaculava ai prati i suoi raggi
colorati nella notte tetra
come desertici miraggi
Dissi si forte a lei:
"so che di me tu ti ricordi!"
Feci volar via tutti i corvi...
"Lasciami entrare per favore nella storia,
riguarda la flebil Luna, oh mia Rugiada
e nella cinerea sua
cancella la tua memoria"
Ella si voltò di getto
ed io volai via
come il glicine d'aprile
Chiaro nell'ombra,
nelle dita, la proiezione di un piano
nella mente, ricordi, ricordi, ricordi...
Una vecchia musichetta
d'un bambino e la sua dama
s'una giostra spenta;
mamma bianca, cuor regina
mano nella mano
sparir nel mare blu
Vidi la Morte
sui fianchi d'un lago
aveva una lunga barba
come un vecchio e esperto mago
La sua bacchetta era la Luna
che aveva sapientemente rubato
e con un ghigno agghiacciante
mirava lo spacciato
Quando dietro ad essa
una profonda figura s'inoltrava;
rosso come il sangue fresco,
cremisi di vita per me
brillava Marte
"Guarda la Luna" dissi tremolante
"L'hai portata via dal cielo
e chi la uccise ella ucciderà!"
La morte si girò
e la Luna rossa la ammazzò.
Si dissolse in un nido di rane
che ricaddero grasse e grevi in uno stagno
Il teschio mi cadde in mano
mentre Marte cedeva all'altra Terra la sua vendetta
lasciando spazio alla nuova Luna
Il teschio mi sorrise
ed io non capivo
un flebil fiato emise;
come un gesso sulla cera
cadde foglie a primavera
"Tu che con l'inganno m'hai uccisa.
Cercando di fuggire dal tuo mondo incantato
ora che io mai più ci sarò;
tu non sei mai nato!"
Un ridere rauco
mi rabbrividì i capelli
rividi l'immagine della dama e della bambina
Ma questa volta da un'altra prospettiva:
e vidi che ricaddero nel cielo
E fu così che mai più vidi la Morte
perché essa entrò in me
Nello specchio del cielo scarlatto
in un ramo di lago appassito
illuminato dal raggio della Luna
la Morte mi guardò
e solo in cielo potei scappare...
ero diventato vecchio.
La Morte mi guardò
perché io guardai lo specchio.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!