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Introspezione 4 settembre 2014 · lettura 1 min · 1198 letture

Il navarca

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Prendemmo terra. Il navarca infallibile a ciò richiesto ci guidò tra scogli che di orribili spume costellano le verdi masse d’acqua nella baia e poi riprese il mare solitario con mano esperta e divina sfiorando la barra e le scotte. La notte gelida ci sospinse all’interno ove cercammo un riparo: strisciai verso una grotta dove scemava la furia del vento. Aspra e difficile terra appariva ma possibile al vivere, affrontando il pur pesante lavoro, mercede per il riparo richiesto e fornito. Funesta scelta e fatale fatica ora raggiunto degli anni il crepuscolo riconosco poiché vedo – e inganno di dei falsi e malvagi non compresi fino da allora – che la terra stessa oggetto ormai d’intenso ed accecante amore, era null’altro che una scheggia di ghiaccio distaccata da una landa di antichi orrori, di speranze uccise, che si scioglieva veloce nel mare ove naviga ancora qual navarca che non vedrò mai più prima di Morte
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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